Privacy e Big Data, un coppia che vive una relazione complicata

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I Big Data oggi hanno un impatto sempre maggiore, mettendo a rischio sempre di più la privacy e la tutela delle informazioni personali.

Parlare di privacy oggi ci costringe sempre di più a parlare anche di Big Data.

I Big Data, infatti, rappresentano una grande opportunità per la nostra società. Grazie a loro è possibile garantire numerosi vantaggi e cambiamenti che impattano sulla vita di tutti noi.

Dalla creazione di annunci pubblicitari mirati, che permettono all’utente di compiere acquisti più efficaci, alle self-drive car che ridurranno drasticamente gli incidenti, fino alle innovazioni all’interno dei dispositivi mobili o a quelli in grado di monitorare lo stato di salute di un individuo, avvertendo tempestivamente il medico delle condizioni di un paziente.

Tanti vantaggi, tanti rischi

Ma se da una parte i vantaggi dei Big Data sono molti, lo sono purtroppo anche i rischi, soprattutto quando entra in gioco la parola privacy.

Basta pensare che in un istante un singolo utente può generare migliaia di “punti dati”: dove andiamo, con chi chattiamo, cosa leggiamo, cosa scriviamo, cosa compriamo, cosa mangiamo, cosa guardiamo in TV, quanto ci alleniamo ecc…

Il rischio di diventare vulnerabili all’interno della rete a causa di tutte le informazioni che vengono fornite da ognuno di noi è, di conseguenza, molto alto.

Questa tipologia di dati nella mani di esperti di marketing, istituti finanziari, datori di lavoro e governi, può influenzare la vita delle persone, partendo dai rapporti di lavoro, fino al conferimento o meno di un prestito, giusto per citare qualche esempio.

Ma nonostante il campanello di allarme stia suonando da molto tempo, le misure di sicurezza a vantaggio degli utenti continuano a scarseggiare.

Organizzazioni come il CFA, l’EPIC e il CDT, insieme all’avvocato Rebecca Herold, CEO di The Privacy Professor, hanno elencato diversi modi in cui i Big Data possono invadere la privacy degli utenti.

1. Discriminazione

L’EPIC ha riscontrato, circa tre anni fa, che le analisi predittive compiute dal settore pubblico e privato, vengono utilizzate dal governo e dalle imprese per gestire la nostra possibilità di poter volare, ottenere un lavoro o una carta di credito.

Ma questa arbitrarietà informatica è solo un primo passo, infatti mentre la discriminazione è ritenuta illegale, il processo decisionale automatizzato rende estremamente difficile provare che ci sia stata un’irregolarità di qualsiasi tipo.

Inoltre Edward McNicholas, co-leader globale di Privacy, ritiene che a subire i maggiori danni da questo pratica potranno essere le popolazioni vulnerabili a causa di criteri illeciti e da preconcetti sociali.

2. Gli attacchi hacker

I sempre più frequenti e devastanti attacchi hacker subiti da numerose attività e da veri e propri colossi come, Target, Home Depot, Ebay Yahoo e l’Ufficio federale di gestione del personale statunitense che ha reso pubbliche le informazioni di oltre 22 milioni di dipendenti federali, hanno dato l’avvio ad una consapevolezza collettiva sul pericolo del furto d’identità e sulle frodi con la carta di credito.

Ma nonostante gli utenti siano a conoscenza di tutto ciò, l’allerta resta sempre molto alta, soprattutto considerando i miliardi di dispositivi IoT presenti in tutto il mondo e le ancora carenti misure di sicurezza.

3. Addio all’anonimato

Herold sostiene che ormai è sempre più difficile compiere un’azione senza che venga associata alla propria identità personale. Questo si verifica a causa del fatto che gli standard utilizzati un anno o due fa, per rendere anonimi i dati, non sono più sufficienti.

Le aziende che puntano a rendere anonime le informazioni degli utenti per poterle utilizzare successivamente per altri scopi, avranno sempre più difficoltà nel farlo.

I dispositivi IoT, oltre al poter essere violati sono un massiccio motore di raccolta dati e di informazioni personali dei singoli utenti.

Bisogna sempre ricordare poi che nessuno legge, quasi in nessun caso, i termini di riservatezza di un servizio e i produttori sono liberi di cambiarli in ogni momento.

4. Le libertà del Governo

Per l’EPIC, ad oggi, nei database governativi sono presenti più americani che mai, includendo anche quello del FBI, che raccoglie le PII, Informazioni Personalmente Identificabili, tra cui nome, alias, razza, sesso, data e luogo di nascita, numero di previdenza sociale, passaporto, telefono, indirizzo, impronte digitali, lavoro ecc.

Nonostante il numero di dati che l’FBI possiede, l’agenzia si è esentata dai requisiti del Privacy Act (del 1974) in quanto mantiene solamente report personali completi di ogni individuo senza divulgarli, rientrando così nei limiti di legge.

Quindi anche se il governo garantisce che le telefonate non vengano ascoltate e le mail non vengano lette, entrambe sono comunque memorizzate nei loro database.

5. Mediazione dei dati

Molte aziende raccolgono e vendono i dati di consumo utilizzati per creare i profili degli utenti senza dei veri e propri controlli o limiti particolari.

Ha fatto scalpore il caso di alcune aziende che pubblicizzavano, tramite un processo automatizzato, prodotti materni a donne incinta prima ancora che avessero dato la notizia in casa.

Questa pratica è destinata ad aumentare, dice Herold, finché non verranno adottate e create leggi sulla privacy che limitino l’utilizzo dei Big Data.

La nostra privacy

La privacy negli ultimi anni è diventata un tema di grande attualità: garantire la sicurezza e la riservatezza delle nostre informazioni, ad oggi, è probabilmente un ossimoro se pensiamo che siamo nell’era delle app e del social network e che inviamo e riceviamo migliaia di contenuti personali ogni giorno.

Di sicuro una regolamentazione migliore e più efficace è necessaria, ma anche noi nel nostro piccolo possiamo fare la nostra parte, leggendo per una volta i termini e condizioni di un servizio senza premere sul tasto “accetta” in totale autonomia, oppure magari inviando un’immagine o un’informazione ad uno specifico contatto senza renderla pubblica sul web.

Questo tipo di accorgimenti possono fare la differenza per riequilibrare il nostro rapporto con il mondo digitale ed etereo della rete, al fine di garantirci un minimo di anonimato, sempre più raro al giorno d’oggi.

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